Armeria Buzzini

A caccia per vivere nella natura. Un uso corretto della passione venatoria si armonizza con la difesa dell'ambiente (Angelo Buzzini)


La stazione ferroviaria di Milano Lambrate è un punto focale per i trasporti della metropoli lombarda e tutte le mattine migliaia di viaggiatori e pendolari, ignari o interessati, transitano davanti alle vetrine dell'Armeria Buzzini. Dominate da un logo azzurro (una beccaccia e un piattello) le vetrine dell'armeria resistono con la loro austera eleganza all'assalto del tempo, grazie all'impegno e alla passione che Angelo Buzzini con la moglie, la signora Maria Rosa Pravettoni dedicano, fin dal 1950, alla gestione della loro attività con la collaborazione dei propri dipendenti.

L'armeria che gestiscono da quasi 60 anni è un punto di riferimento per i tiratori e i cacciatori milanesi che sanno di poter trovare nel negoziodi via Salieri (in realtà l'ingresso dell'armeria è su piazzale Bottini) tutto ciò di cui hanno bisogno. Nelle vetrine che rivestono il locale principale è disponibile una vastissima scelta di armi lunghe e corte: in pratica gli scaffali raccolgono l'opera omnia delle più importante marche nazionali ed estere (Beretta, Blaser, Franchi, Benelli, Mauser, Remington solo per citarne alcune) più una buona scelta di usati di ottima qualità. Un secondo locale è invece dedicato all'abbigliamento e agli acessori, nonché ai componenti per la ricarica. Ma il meglio dell' armeria non è alla vista di tutti: la leggendaria "stanza delle pistole" si trova dietro il banco, una sorta di "sancta sanctorum" dell'armeria, un piccolo ambiente ben illuminato dalle pareti rivestite di vetrinette. Il bello naturalmente è che le vetrinette sono a loro volta riempite di pistole (solo per citarne alcune Beretta, SIG, Para Ordnance, Glock, Pardini, Colt, Smith & Wesson, ... Anche in questo caso accanto al nuovo è possibile trovare molte occasioni, anche per quello che riguarda le ex ordinanze). Oltre alla crema delle armi corte moderne e di produzione corrente si possono vedere armi inconsuete e di grande interesse per il collezionista, ma anche prodotti alla portata di tutte le tasche e occasioni davvero interessanti. Nel retro del negozio infine si trova una attrezzata officina dove vengono effettuate le riparazioni delle armi e le modifiche richieste dai clienti. L'armeria Buzzini infatti non si limita alla vendita ma offre ai propri clienti una assistenza post-vendita di estrema serietà.

L'indirizzo ufficiale è via Salieri, ma in realtà l'ingresso e le vetrine del negozio si affacciano su piazza Bottini, che è poi il piazzale della stazione di Lambrate dove la mattina si svuotano e la sera si riempiono i treni dei pendolari provenienti dalla zona di Treviglio, dalla Bergamasca, dal Bresciano e dal Cremonese che lavorano nella capitale lombarda. E questa quotidiana affluenza è certo uno dei motivi, e non l'ultimo, del successo di questa armeria milanese che per numero di clienti e di vendite si colloca fra le prime della città. Naturalmente un'armeria vale non solo per la sua ubicazione ma anche e soprattutto per chi ci sta dentro, e Angelo Buzzini, che con la moglie Maria Rosa e quattro collaboratori, la manda avanti, è del mestiere da sempre. Nonno e padre cacciatori, comincia a 10 anni, nel 1945, a bazzicare il negozio paterno che allora era nella vicina via Conte Rosso, in quei ferventi anni del dopo guerra quando giravano pochi quattrini ma molte armi e molta voglia di lavoro e di traffici. Dal padre e da uno zio, meccanico di professione ma armaiolo per vocazione, impara a conoscere, a smontare e rimontare e a riparare le armi, e nel 1950, quando la ditta si trasferisce da via Conte Rosso a piazza Bottini, impianta l'officina riparazioni, che è oggi una delle più efficienti e complete di Milano.

Vi si fanno calci nuovi per fucili d'ogni tipo ma soprattutto da tiro, adattamenti di calci secondo le esigenze del singolo cliente, messa a punto dei congegni di scatto, bruniture, montaggi di cannocchiali, guancette in legno per pistole e revol-vers, accuratizzazione di pistole e revolvers sia da tiro che da difesa e riparazione d'ogni genere d'arma. Una officina che ha sempre molto lavoro, ma che ne viene addirittura oberata alla vigilia dell'apertura di caccia poiché spesso la gran parte dei cacciatori aspetta sempre l'ultimo momento per fare eseguire lavori o riparazioni ai propri fucili. Non è raro il caso, dice Angelo Buzzini, di clienti che, arrivati con uno dei primi treni del mattino portano il fucile da riparare con la richiesta di riprenderselo la sera, al ritorno a casa.

La clientela è vasta, composta da affezionati veterani, spesso divenuti tali anche perché l'ubicazione del negozio è comoda per chi torna a casa la sera, e da sempre nuove leve che trovano qui un vasto assortimento non solo di armi e munizioni e di articoli sportivi. Il colloquio con Angelo Buzzini è spesso interrotto perché qualche cliente lo richiede per un consiglio o una chiacchiera.

Angelo Buzzini

Angelo Buzzini, figlio d'arte, l'Angelo è armaiolo conosciutissimo fra gli appassionati meneghini e anche quelli più lontani. Buzzini ha cominciato in calzoni corti a tirar di lima, ad aggiustar mirini, a dosar polveri, a giudicare con un'occhiata i cani e, soprattutto, ad ascoltare con pazienza racconti e recriminazioni dei cacciatori che si alternano nella sua armeria. All'inizio, al di là della stazione, c'erano campi di grano, melighe, mediche, addirittura le marcite e bastava una pedalata per trovarsi in pieno territorio di caccia. Beccaccini, germani, marzaiole, allodole, folaghe, gambette e qualche fagiano. E soprattutto la lepre. L'acqua era ancora pulita. Adesso è soltanto cemento, strade e rogge sporche.

Dopo quei tempi felici, mentre il degrado ambientale avanzava, mentre aumentavano le pressioni degli anticaccia, Buzzini si è gettato — e come lui tanti altri — in prima linea in difesa della caccia, subito all'interno della Federcaccia e poi fino al vertice dell'Assoarmieri, l'associazione di categoria di cui è stato presidente a partire dal 1977. Incontri, consigli, assemblee, convegni; ore rubate al sonno, addirittura ore rubate alla caccia perché il lavoro da fare era molto, forse troppo. «Anche i cani — dice — ho dovuto lasciare e quanto m'è costato. Adesso però, dopo tanti anni, ho ripreso un bracco tede-sco... roba forte, da montagna... si chiama Argo». Ma non credetegli: si chiama invece Ago, nome strano per un cane abitua-to a galli e cotorne. Così raccontando a Buzzini brillano gli occhi. Lui le cacce le ha fatte tutte, quasi una corsa affannosa al piacere. «Ma quella che più mi ha lasciato innamorato — sospira — è la caccia in valle, con tutte le sue suggestioni e anche le sue difficoltà...». Ecco, le difficoltà. Lasciato il vertice dell'Assoarmieri, Buzzini non ha però abbandonato il sociale della caccia. E' stato presidente della sezione di Milano della Federcaccia, nomina di prestigio poiché i cacciatori milanesi sono numerosi così come sono numerosi i problemi di una sezione che non ha assolutamente un centimetro quadrato di territorio venatorio. Tra le molteplici attività che segue nel modo della caccia e del tiro a volo, è membro della Commissione Esami Venatori della Provincia di Milano.

Tutte attività complesse ed impegnative che sottraggono parecchio del suo tempo al suo lavoro privato, alle quali si dedica tuttavia con energia e con un entusiasmo. Anche per questo certo è portato a intravedere un avvenire di lavoro se non più roseo almeno meno buio di quello che traspare dai discorsi della maggior parte dei suoi colleghi armieri: lavorare oggi è difficile quasi per tutti e per gli armieri in particolare, ma il pessimismo non risolve problemi e piangere sul latte versato serve a nulla.

A chi ti parla di caccia chiedi prima l’età e poi quante licenze ha al suo attivo; quindi ascoltalo, capirai subito se è un vero cacciatore. Se la tua esperienza, e la tua intuizione professionale ti confermeranno che sei di fronte ad un vero cacciatore, sappi che davanti a te c’è anche un vero uomo, una persona che è sempre disposta a dare e fare per la comunità, che accetta ogni norma comportamentale della vita civile, ma che è anche probabilmente decisa a difendere con fermezza la sua passione.